Archimede, forse.

Archimede, forse.

 

di Claudio Simeone con Abderrahim El Hadiri voci: Elena Guitti, Manuel Colosio luci Elena Guitti contributi didattici Tiziana Gardoni


 

Un uomo è sul bordo di un campetto di calcio tutto sassi e polvere, nel centro di accoglienza (oggi si direbbe “di identificazione ed espulsione”) in un’isola a Sud della Sicilia. Guarda quelli che stanno giocando. Vede il ragazzino che corre scalzo con un paio di ciabatte di gomma tra le mani, il portiere che ciondola sulla porta senza mai parare e il piccoletto nerissimo che tira stanchi rigori. Con lui, tra gli improvvisati spettatori, qualcuno fa il tifo e una donna con una vecchia bambola tra le braccia siede accanto a una ragazzina che muove le labbra in un play back che solo lei può sentire.

L’uomo osserva questo paesaggio umano e lo racconta dialogando con un interlocutore invisibile. Non sa niente di chi ha davanti agli occhi, allora immagina, inventa cosa erano ieri e cosa potranno essere domani, parla di paesi lontani, di un passato difficile e spesso doloroso, di un presente fragile e dei “miracoli” che potranno accadere, con strepitose partite di calcio, grandi successi in teatri favolosi e sontuosi banchetti in splendidi ristoranti.

Sulla scena l’attore si muove giocando con un’infinità di oggetti, tra l’invenzione e la cronaca, la musica e i colori. Attraverso le storie di questi cittadini da poco arrivati nel nostro paese, ci parla di gioia e rabbia, nostalgia e rimpianti, illusioni e speranze. E poi c’è Archimede, quello delle navi in fiamme della guerra punica, con i suoi teoremi e i principi che non sempre sono in grado di spiegare la realtà.

Lo spettacolo sarà disponibile dall’autunno prossimo; pensato per un pubblico a partire dai dieci anni, è indicato anche a spettatori adulti.

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