Sotto la Tenda


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Gazzetta di Modena (1998)

TEATRO– Un migliaio di bambini e ragazzi hanno applaudito Abderrahim

A scuola sotto la tenda

Con pochi mezzi l’attore è riuscito a trasportare i bambini fra moschee, tuareg, musiche e danze arabe. Un’esperienza interculturale più valida di tante parole.

di Laura Parenti

Un bicchiere di tè verde come motivo conduttore e un mago a fare da guida. Così equipaggiati circa un migliaio di studenti carpigiani, dalle scuole elementari alle medie con qualche infiltrazione qua e là delle materne, sono partiti per un viaggio della conoscenza alla scoperta di un mondo e di un modo di vivere molto diversi da quelli a cui sono abituati.

Seduti all’araba su tappeti e materassini i ragazzi hanno assistito, anzi partecipato, allo spettacolo “Sotto la tenda” (dodici repliche in sei giorni, dal 2 al 7 febbraio, nell’ambito della rassegna Teatroscuola), condotto brillantemente e con grande capacitàdi coinvolgimento dall’attore marocchino Abderrahim El Hadiri.

Sotto la tenda dei nomadi nordafricani montata nelle scuole, gli oggetti diventano i protagonisti del racconto di Abderrahim attraverso il quale prendono corpo i luoghi e la cultura del Marocco: le polveri dai colori intensi disegnano sul pavimento Marrakech, il deserto, le montagne dell’Atlante e il mare. Il Tappeto è la casa dei viaggiatori, serve per sedersi, dormire, mangiare e come spunto per per parlare della preghiera e raccontare delle moschee e dei muezzin. Gli abiti tradizionali e il turbante introducono un’escursione nel mondo nomade dei tuareg e dei beduini. Il tamburo, la danza e il canto parlano di feste, riti, matrimoni e funerali. Il cucchiaino, il pugnale, il vassoio del tè si trasformano magicamente nelle imbarcazioni che portano il viaggiatore verso l’Italia. Abderrahim racconta e il suo racconto diverte – in alcuni momenti strappa grandi risate – incuriosisce e stupisce i ragazzi che sgranano gli occhi, si allungano per vedere meglio, scambiano commenti di sorpresa e non si tirano indietro quando è il momento di cantare, rispondere e soprattutto fare domande. L’obbiettivo, superare le barriere linguistiche e mettere da parte la diffidenza verso chi ha usanze e costumi diversi è stato pienamente raggiunto. Alla fine applausi per tutti, in italiano e in marocchino, perché anche il modo di applaudire è differente, ma una differenza che insegna comunque qualcosa.