Parole Sulla Sabbia


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Bresciaoggi venerdì 7 giugno 3013

 TEATRO. Diretto da Simeone, dopo la prova generale debutta a Pavia

“PAROLE SULLA SABBIA” STORIE DEL MEDITERRANEO

Un cantastorie unisce le diverse sponde del mare evidenziando come le culture si siano influenzate

Francesco De Leonardis

Quando scende la sera la Jemaa al Fna, la grande e colorata piazza di Marrakech per tutto il giorno battuta dal sole, si anima di una nuova, intensa vita notturna. Da ogni angolo della città la gente arriva per sedersi ai banchi dove si vendono cibo e dolci e per affollarsi, in cerchio, attorno ai musicisti e ai cantastorie che con tecniche sapienti sanno incantare gli ascoltatori. A quei cantastorie si è ispirato Abderrahim El Hadiri nel mettere in scena «Parole sulla sabbia», lo spettacolo realizzato insieme a Claudio Simeone, presentato in anteprima allo Spazio Teatro Idra e che debutterà domani a Pavia al Chiostro Vittadini nell’ambito della manifestazione «Un anno in mongolfiera». Con «Parole sulla sabbia», l’attore originario del Marocco e da tanti anni attivo nella nostra città, si propone infatti in veste di un cantastorie che intrattiene il pubblico con una serie di racconti, raccolti da Claudio Simeone «sulle due sponde del Mediterraneo». Da una parte c’è la tradizione orientale e dall’altra quella occidentale, ma le due sponde del nostro mare non sono mai state troppo lontane e separate, tanto che personaggi e temi dell’una si sono riversati facilmente nell’altra. Il nostro cantastorie può così raccontare le comiche avventure di Giufà, la favola del pesciolino d’oro che insegna l’umiltà o riproporre la storia di Filemone e Bauci che appartiene al mito. Sono racconti di ogni luogo che presuppongono un reciproco scambio tra chi parla e chi ascolta, ma soprattutto tra culture diverse che hanno comunque alla base, nelle tradizioni popolari, valori comuni. Almeno fino ad oggi. Il tutto viene presentato in uno spazio scenico delimitato da un semplice tappeto sul quale sono posati pochi oggetti che servono a sostenere la narrazione: un bastone, un vaso, un tamburo, un paio di tegole. In un angolo, su un fornelletto cuoce un tajine ad evocare il profumo del cibo della Jemaa al Fna. Abderrahim El Hadiri si rivela, ancora una volta, un grande affabulatore che sa porgere con misurata maestria storie dentro le quali c’è sempre qualcosa da imparare. Molti e meritati gli applausi.

Giornale di Brescia giovedì 6 giugno 2013

LA RECENSI0NE/2

PIACCIONO A TUTTI LE PAROLE SULLA SABBIA

di Elisabetta Nicoli

Un tappeto, un fornelletto fumante, un orcio, un tamburo,un cesto di uova e poi suoni registrati dal vivo nella piazza di Marrakesh che al mattino è mercato, all’ora di pranzo si trasforma in ristorante all’aperto e di sera è campo libero per narratori e giocolieri. Nelle mani del cantastorie bastano due bastoncini per far guizzare pesciolino d’oro di un’antica favola o per evocare il legame senza tempo dei due coniugi che tramutati in querce intrecceranno per sempre i loro rami. Basta un poco di sabbia per ambientare nel deserto il personaggio di Giufà alle prese con la morte e il destino, e prende una piega attuale la filastrocca rivisitata della pecora nera in cerca delle sue figlie divorate da lbabagullo: qui la protagonista rimbalza da un luogo all’altro per l’inutile conquista dei visti, mentre le sette sorelle sono già sull’aereo del rimpatrio. «Parole sulla sabbia», il nuovo spettacolo del gruppo «Cicogne teatro arte musica», rappresentato ieri allo Spazio Idra, diverte i bambini e coinvolge gli adulti con le sue storie antiche e i proverbi strarisaputi, che l’attore Abderrahim El Raditi inanella con brio per gli spettatori di oggi che hanno perso la consuetudine a mettersi intorno a un narratore nello scambio dal vivo di ascolto e parole. Claudio Simeone cura la regia e l’impostazione scenica, con il supporto di Dolores Dandolo. «Al dilà delle storie strasentite, che appartengono a diverse culture, quel che conta è stare insieme per riscoprirsi in un clima di famiglia», osserva il regista che con queste «Parole sulla sabbia» e con l’interpretazione di Abderrahim El Hadiri dà seguito a un suggestivo percorso nel vissuto interculturale, che in «Chanel numero 5» si rifà alla personale esperienza dell’interprete e con «Buon Natale Babbo Noè» parla di pace in un linguaggio comune alle tre fedi monoteiste.

Corriere della Sera domenica 23 giugno 2013

Teatro 

Favole e miti mediterranei a Capo di Ponte in «Parole sulla sabbia» 

Il viaggio fantastico di Abdu il cantastorie

Nino Dolfo

E se gli schermi tattili finissero col distruggere la capacità di ascoltare? Solo il verbo teatrale può resistere al colonialismo digitale. «Parole sulla sabbia», lo spettacolo scritto e diretto Claudio Simeone e da Abderrahim El Hadiri ribadisce la centralità del racconto orale, inteso come partecipazione fisica ed emotiva, come patto della comunicazione.

Il luogo evocato del rito è quello della Jemaa El Fna (foto grande), la piazza di Marrakech, in cui teatro e vita sono la stessa cosa, senza bisogno di sipario. Mercato, ristoro, ma soprattutto proscenio per cantastorie e musicisti, spazio reale e simbolico di ogni rappresentazione. «Certo, ci sono incantatori di serpenti, acquaioli, decoratrici con l’henne — commenta Claudio Simeone — , ma a noi interessava quella straordinaria modulazione di frequenza che è il racconto dei cantastorie, durante il quale si instaura un rapporto magnetico di complicità tra chi parla e chi ascolta. È quello che accade nelle nostre case quando raccontiamo le fiabe a figli e nipoti. In quel momento non è importante il contenuto, ma la sintonizzazione. Una esperienza, anche educativa, che i nostri ragazzi, nativi digitali, irrimediabilmente soli davanti all’i-Pad, rischiano di perdere. E poiché Abderrahim, per tutti Abdu, è un attore professionista di origine marocchina ed è abituato a fare teatro per bambini, ci siano detti: perché non costruire un mosaico di racconti sullo sfondo di quella piazza, peraltro dichiarata dal Unesco patrimonio orale dell’umanità?»

«Parole sulla sabbia» ha come protagonista Abdu naturalmente, un cantastorie che racconta favole, miti, storie trasportate dal vento, da una sponda all’altra del Mediterraneo. Si parla del pesciolino d’oro, di Filemone e Bauci, di Giufà, dela pecora nera e delle sue figlie divorate dal Babà Gullo. La fantasia vola, il senso non latita. Alla fine l’ascoltatore porge una moneta, ma il vero valore della ricompensa sta nella gratitudine e nell’afetto condivisi.

Lo spettacolo, il cui rodaggio è stato ospitato dallo Spazio Idra, va in scena questa sera alle 20.45 a Cemmo di Capo di Ponte presso la Fondazione Cocchettì per «Abbracciamondo festival».

ALIBI on line. La cultura viaggia in rete

4 settembre 2015-09-02

Le favole di Abderrahim El Hadiri sono “Parole sulla sabbia”

di Saul Stucchi

L’ultima immagine che vedo quando spengo il cellulare prima che inizi lo spettacolo Parole sulla sabbia è quella del corpo di un bambino. Del cadavere di un bambino, di due o tre anni. Giace sulla battigia di una spiaggia turca, appena lambito dalle onde del mare. Quasi accarezzato, ma senza vita. L’ha persa fuggendo con mille altri dalla guerra che insanguina la Siria. Non occorre essere padri di un bambino per sentir torcersi le budella, per immedesimarsi nella disperazione dei suoi familiari. Che dovrebbe essere la nostra disperazione. Si spengono le luci nell’affollata e incandescente sala della Biblioteca di Carnate (MB). Scherzando il direttore del Festival L’Ultima Luna d’Estate Luca Radaelli dice: “fa caldo come in una piazza del Marocco”. È lì che ci porta Abderrahim El Hadiri, anche se fuori piove e avremmo dovuto essere all’aperto alla Villa Fornari Banfi. Poco male, le luci si spengono e in un attimo la musica ci trasporta dall’altra parte del Mediterraneo. È un salto di un minuto che tante volte, troppe, si è trasformato in tragedia.Ma questa sera lo spettacolo tenterà di ricucire gli strappi semplicemente con le parole. Le parole rincuorano, esortano, curano, seducono, ma soprattutto possono trasmettere insegnamenti di generazione in generazione. È quello che fa Abderrahim, inanellando racconti, favole, storielle che accomunano le sponde del Mare Nostro (ricordate Socrate? Viviamo come rane attorno a uno stagno). Sono berbere, arabe, ma anche romane, come quella tratta da Ovidio. Ma poi che importanza ha l’origine? Il pubblico le conosce, anche se i nomi dei protagonisti suonano strani perché stranieri. E quando il cattivo di turno bussa alla porta di piccoli sprovveduti non è il lupo (ma va’! Il lupo nel deserto??!), bensì il Baba Gullo. Ma la solfa non cambia. Bisogna rimanere solidali e opporre saggezza e pazienza ai suoi attacchi. Alle parole di Abderrahim la piazza Jemaa al Fna di Marrakech si popola di personaggi, come nei racconti di Canetti e la Brianza si rivela regione di un “più grande Mediterraneo” (cara a Braudel) che supera le barriere geografiche perché area culturale e la cultura non conosce barriere. Il pubblico partecipa rispondendo agli inviti dell’attore, anzi cantastorie alla maniera omerica, e ride con piacere agli scherzi arguti, per poi rimanere profondamente colpito dalla morale delle sue favole in cui il tesoro più prezioso è sempre una perla di saggezza. A che ammassare denari, se si mette a rischio la vita? A che desiderare sempre di più, se l’eccesso trasforma tutto in sabbia? A che fuggire nella più remota zona della Cina, se è proprio lì che la morte ci ha dato appuntamento? Nemmeno i re più saggi come Suleiman possono sfuggirle. Ed è giusto così. Quello che non è giusto è che un bambino di due anni perda la vita per attraversare il nostro stagno. Nostro del senso di tutti, sia chiaro.