Chanel N.5

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BRESCIAOGGI  domenica 13 maggio 2012

TEATRO SANPOLINO. El Hadiri e Simeone evitano la trappola della banalità

«Chaneln.5», l’integrazione diventa normalità poetica

di Francesco De Leonardis

Il teatro, che ha antenne sensibili nei confronti di quanto avviene nella società, si è occupato spesso di temi connessi alla presenza degli extracomunitari nel nostro Paese, un fenomeno che ha messo in crisi mentalità tradizionali suscitando sospetti, paure, xenofobia e razzismo. In una prospettiva diversa dal solito si colloca «Chanel n.5», lo spettacolo di Abderrahim El Hadiri e Claudio Simeone presentato dalla Cooperativa Teatro Laboratorio al teatro del Quartiere Sanpolino. La pièce racconta il tema dell’ incontro tra due differenti culture attraverso la testimonianza di chi, come El Hadiri, è giunto in Italia tanto tempo fa e si è integrato «nella comunità produttiva, sociale e culturale della nostra città» arrivando ad esercitare con successo il mestiere dell’attore, in un settore molto particolare come il teatro ragazzi, e lo ha fatto nella maniera più normale possibile, senza percorsi avventurosi e situazioni drammatiche. Almeno apparentemente. «Chanel n.5» racconta questa esperienza nella forma di una conferenza-spettacolo in cui il protagonista ripercorre la sua storia, mescolando fatti, sogni, ricordi e fantasie. Il testo, che Simeone ha sapientemente confezionato sulla base di quanto Abderrahim gli ha riferito, non vuole essere cronaca ma letteratura, capace di indagare poeticamente il qui e l’altrove, l’Italia e il Marocco, e il vivere contemporaneamente in due mondi diversi, distanti e di diffìcile conciliazione, dove però si può essere allo stesso modo felici o vittime di sopraffazione. Il merito dello spettacolo è di essersi sottratto alla facile denuncia e di aver ricercato piuttosto rimandi e corrispondenze per costruire un meccanismo teatrale in cui la realtà si mescola alla fantasia, la narrazione alla rappresentazione, il cinema alla musica, la nebbia al deserto. In tutto questo El Hadiri, ottimo affabulatore, ha buon gioco a proporre la sua storia senza retorica e con una buona dose d’ironia che gli permette di tenere lo sguardo sempre alla giusta distanza. Calorosissimi applausi alla fine.

Giornale di Brescia venerdì 11 maggio 2012

IMMIGRAZIONE AL PROFUMO DI NOSTALGIA

di Simone Tonelli

«Declini le sue generalità!». «Cosa?». «Come ti chiami?». L’inizio è da commedia, ma sempre complicato, anche per chi – lo dice il lungo e ironico titolo «Chanel n. 5. Conferenza di un cittadino straniero extracomunitario immigrato in Italia virgola integrato nella comunità produttiva sociale e culturale della nostra città» – è ormai integrato. E anche il seguito, a volte, è complicato. Ma Claudio Simeone (autore e regista) e Abderrahim El Hadiri (attore e regista), vecchie conoscenze della scena bresciana, hanno scelto la leggerezza per narrarci la storia di quest’ultimo. E il sorriso aperto, gli occhi sgranati, le movenze danzanti, da folletto di El Hadiri, che giacca, cravatta e scooter tolgono dal cliché dell’immigrato. Operazione riuscita per l’inedito duo, che ha presentato lo spettacolo al Piccolo Teatro Libero, in città. Sul finale due piccole marionette in scena: il protagonista, da più di 20 anni in Italia, e un poliziotto. La mano del gendarme, enorme sui piccoli pupazzi, allontana «Abdu». Poi solo la marionetta di Abderrahim rimane in luce. L’attore l’accarezza, sparendo sul fondo. Accarezza se stesso bambino, che tanti anni fa, pieno di capelli e con una maglietta da Batman, fu fermato perché «si aggirava» nei pressi dell’aeroporto, ad ammirare i voli. Accarezza se stesso, ora, dopo tanti anni fermato di nuovo mentre aspetta, in mano una confezione di profumo Chanel n.5, l’aereo che porta sua madre. In mezzo la sua vita «normale» e «integrata». Con però i ricordi di piccoli soprusi subiti, vecchi e nuovi. E una fiaba bella e drammatica del suo paese, di due «Romeo e Giulietta» divisi dalle loro città in guerra. Flauti etnici e chitarre: la musica allontana il dolore, tramutato in nostalgia.